Il Ministero delle Politiche Agricole Italiano ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto numero 876, che disciplina la materia già prevista dall’articolo 15 bis del Regolamento comunitario numero 1760, in merito alle norme riguardanti l’etichettatura facoltativa delle carni bovine.
Viene in questo modo garantita una comunicazione ottimale e la massima trasparenza nella commercializzazione delle carni bovine, con informazioni facoltative sul tipo di taglio, l’allevamento e l’alimentazione. Le stesse informazioni possono riguardare i prodotti a base di carni bovine.
Più precisamente, sulle etichette delle confezioni di carni bovine, sia preconfezionate che preincartate, possono essere comunicate la razza e il tipo genetico dell’animale, il tipo di azienda di allevamento in cui il capo è nato e cresciuto con tutte le notizie relative all’alimentazione e agli eventuali trattamenti terapeutici, e infine tutto ciò che si deve sapere sulla macellazione con l’indicazione del periodo di frollatura. Il testo prevede un sistema di identificazione e di registrazione applicato in modo da garantire la corrispondenza di tutte le informazioni con il tipo di animale.
È il Ministero stesso l’organo incaricato di vigilare sulla corretta applicazione della normativa che regola l’etichettatura facoltativa delle carni bovine, mentre il Servizio sanitario nazionale resta il responsabile per le competenze igienico-sanitarie. Nel decreto è anche specificato che le spese per il monitoraggio dell’etichettatura facoltativa sono sostenute dall’operatore o dall’organizzazione che applica il disciplinare. Non sono ammesse informazioni ingannevoli o poco chiare.
Inoltre, le carni bovine etichettate con le informazioni facoltative previste dal Regolamento europeo e provenienti da altri Paesi comunitari possono avere libera circolazione all’interno dei confini italiani. Devono però contenere tutte le informazioni obbligatorie oltre a quelle facoltative. Con questa scelta il Ministero delle Politiche Agricole intende salvaguardare la filiera delle carni bovine italiane e anche il mondo agro-zootecnico del territorio, che da sempre ricopre un ruolo importante nel sostentamento economico delle famiglie contadine. Oggi in Italia il patrimonio nazionale dei bovini è di poco superiore ai 6.000.000 di capi, con una tendenza verso il ribasso dovuto alla riduzione dei margini di guadagno negli allevamenti e alle difficoltà nei ricambi generazionali. Il settore agroalimentare italiano contribuisce al prodotto interno lordo per un 15% circa, con un valore complessivo di 180 miliardi di Euro. Di questi circa 30 miliardi derivano dal comparto delle carni. Gli allevamenti bovini sono quasi tutti concentrati nel Nord Italia (70%) e le macellazioni hanno superato nell’ultimo anno i 3.000.000 di capi, suddivisi in vitelloni, 60%; vitelli da carne, 24%; vacche, tori e buoi, il restante 16%. L’Italia importa circa il 44% del proprio fabbisogno di carni bovine e le esportazioni hanno un ruolo marginale e sono costituite da carni fresche e refrigerate verso paesi europei.