Ha creato notevole confusione la relazione dell’agenzia IARC, la divisione scientifica dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, che di recente ha dichiarato nero su bianco che le carni rosse lavorate di suino (dalle salsicce ai salami, passando perfino per i prosciutti, tanto per intendersi) possono essere cancerogene, al pari di fumo, amianto e benzene.
Appena un gradino sotto stanno le altre carni rosse bovine, trattate alla stregua di sostanze altamente inquinanti. La raccomandazione, come contromossa per arginare il “pericolo” della carne rossa, è quello di allinearsi alla dieta mediterranea, che prevede il consumo di carni rosse limitato a due volte la settimana. Ma come ha preso l’Italia e in particolare il consumatore italiano questa notizia spericolata lanciata dall’OMS? Tra allarmismi e risate da bar dello sport ha prevalso buon senso ed equilibrio, quindi la carne non è stata bandita dalle tavole degli italiani. E questo è un bene perché le notizie enfatizzate dai “media” vanno sempre analizzate in dettaglio. L’agenzia IARC-OMS è un ente che fa capo all’ONU ed è nato per studiare e migliorare la salute e la salubrità degli alimenti con il nobile intento di combattere la fame nel mondo. E’ probabile che ai ricercatori dello IARC-OMS sia sfuggito il fatto che i due paesi principe della dieta mediterranea (che prevede anche il consumo di carni rosse due volte alla settimana) sono i più forti consumatori di prosciutto crudo.
Gli spagnoli ne mangiano dieci chili a testa all’anno e ne producono 40 milioni di pezzi, a metà strada ci sono gli italiani. E i numeri sono un segno distintivo indelebile. Nel dopoguerra i consumatori italiani sono passati da 7 chili di consumo di carne procapite, ai circa 70 di oggi, comprensivi di tutte le tipologie di carni. Bovine, suine e avicunicole. All’interno della dieta mediterranea vi è un apporto equilibrato di tutti gli alimenti necessari per una vita sana e sicura. I consumatori italiani, un popolo con la più alta aspettativa di vita in Europa e terzo nel mondo, con una media di 84,6 anni per le donne e 79,8 anni per gli uomini, mangiano in media 2 volte la settimana 100 grammi di carne rossa e 25-30 grammi al giorno di carne trasformata, vale a dire la metà della soglia ritenuta dannosa dallo IARC-OMS. I dati sui consumi in Italia di carne sono a dimostrarlo. Nel 2014 gli italiani hanno consumato in media 38,3 kg di suino (salumi compresi), circa 21 kg di bovino e 19 kg di pollame.
Negli ultimi anni gli italiani mangiano più maiale che manzo (anche perché costa meno) e i salumi sono notevolmente migliorati in termini di salubrità e aspetti nutrizionali. L’etichettatura delle carni oggi esprime molto bene tutte le caratteristiche del prodotto. Dunque dire che la carne rossa fa male come il fumo è pura disinformazione. Esiste un equilibrio nutrizionale che deve essere mantenuto.